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Cari tutti,

come alcuni sanno già, sono tornato in Italia dopo due settimane veramente intense di condivisione, vita quotidiana, discorsi, piccoli viaggi, (non sono mancati i quotidiani inseguimenti di vacche) foto, video, audio, con la famiglia Curinanco.

E’ stata una bellissima esperienza, in cui ho visto e ascoltato molto, e penso anche, vissuto qualcosa di particolare.

Ho anche portato un pochino di solidarietà alla famiglia, grazie alle vostre donazioni ho comprato tutti i tessuti artigianali di Rosa, (con quei proventi Rosa è riuscita a fare gran parte della spesa alimentare per l’inverno prossimo), ho fatto diverse spese di cibo, poi un paio di bombole del gas, benzina, li ho portati in giro varie volte facendogli risparmiare diversi viaggi in autobus, ho lasciato un piccolo inverter adattato ai 12v della macchina col quale Rosa adesso può ricaricare il suo cellulare (laggiù non c’è elettricità, hanno un piccolo generatore che ovviamente usano in modo risicatissimo) insomma, ho cercato di rendere il mio periodo laggiù di una qualche utilità pratica, inutile dirvi che sono stato ampiamente ricambiato in termini di ospitalità, accesso, e alla fine, al di là di tutto, comprensione e amicizia.
Adesso è il tempo di riorganizzare le idee, ma soprattutto le foto (che sono parecchie) e il materiale multimedia, magari girare qualche video con me stesso anche…nel viaggio di ritorno ho cominciato a pensare a quale sia la forma migliore per raccontare questa storia, le idee non mancano, ma sono ancora sul nascere. La tecnica un pò manca, per questo sto pensando di comprare un seminario online di mediastorm.com sulla post-produzione.

E’ anche il tempo di preparare le ricompense, mi piacerebbe molto far scegliere ad ognuno una foto di proprio gradimento, ma siccome siete in diversi devo prima controllare quanto sia fattibile con la stamperia di fineartprinting, che finora sono stati molto aperti a rendermi le cose più facili, vediamo :)

Purtroppo, come pensato, gli oggetti di tessuto realizzati artigianalmente da Rosa, che pure ha lavorato alacremente, non sono in numero sufficiente per coprire tutte le richieste, ad alcuni di voi che lo hanno richiesto chiederò un gentile “sacrificio”, poi magari ci sentiamo così vi dico cosa propongo in cambio.

Mando a tutti un gran ringraziamento (anche per le email durante il periodo laggiù) e un abbraccio, grazie ancora per il vostro contributo!

Tommaso

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(english version here)

Ho appena aggiunto una nuova serie fotografica, scattata nel dicembre 2011 in Patagonia, un progetto intitolato SUR.

SUR - 1

E’ un progetto in costruzione, nato da un’incredibile coincidenza.

Mentre stavamo viaggiando in macchina con mia moglie in Patagonia, intravedo questo ragazzo che fa autostop nel mezzo del niente, il 31 dicembre, sotto il sole di mezzogiorno.

Gli chiediamo dove vuole andare, e ci dice che sta cercando arrivare a Esquel, a 40 km circa da lì, in tempo per una festa di capodanno. Gli proponiamo di dargli un passaggio, dato che era anche la nostra destinazione.

Poi così, per curiosità, gli chiedo se quello sia il posto dove vive.

Ci spiega brevemente che vive lì con i suoi nonni, che resistono contro il gruppo Benetton per vedere riconosciuto il loro diritto a vivere sulle loro terre ancestrali.

Immediatamente mi viene in mente una puntata di report che avevo visto mesi addietro. Ricordavo che Benetton aveva comprato un’area vastissima nell’Argentina in bancarotta degli anni 90, e che un gruppo di indiani Mapuche nativi di quelle terre si stava battendo per poter vivere lì dove erano nati. (Ci sono più dettagli nel testo esplicativo delle foto).

Ricordavo distintamente un uomo mapuche intervistato, che mi aveva impressionato per la dignità e la forza delle sue parole.

Franco, il ragazzo, era impaziente di spiegarci meglio, e siccome eravamo a non più di un ora di strada da Esquel e non c’era nessuna fretta, ci invita a fermarci per presentarci i suoi nonni. La loro casa era a un centinaio di metri dalla strada.

Quando siamo entrati, chi vedo, incredibile coincidenza! L’uomo che avevo visto in televisione, Atílio Curiñanco, che si ricordava distintamente del giornalista della televisione italiana.

Siamo stati accolti caldamente da lui e sua moglie Rosa, che ci hanno aperto la casa. Davanti ad un mate, abbiamo parlato per più di un ora: in seguito ci sentivamo come se li conoscessimo da una vita.

Ci hanno raccontato di Benetton, le loro battaglie, lo sfruttamento che avevano subito per anni (da altri) lavorando in città per poco più di un letterale piatto di minestra, l’ingiusta marginalizzazione, diffidenza e criminalizzazione di cui erano stati oggetto in quanto mapuche, e la decisione che avevano preso un giorno di tornare al luogo dove erano nati, in Patagonia, per scoprire che la loro terra tradizionale era stata venduta dal governo a Benetton, la loro battaglia per la dignità e il riconoscimento, le loro intense convinzioni sul sacro rapporto tra l’uomo e la natura.

“Per voi è semplice, voi avete la scrittura, potete mettere la vostra cultura nei libri e quando partite in viaggio, portarla con voi. Noi non scriviamo, la nostra cultura è la nostra terra, e la terra non si muove. Se la lasciamo, perdiamo la nostra cultura.”

Nessuna parola è sprecata quando si parla con Atílio.

Non vogliamo soldi, e andremo in prigione se saremo costretti. Vogliamo che venga riconosciuto il nostro diritto ancestrale a vivere qui”.

Il tono con cui dicono queste semplici parole è sereno ma molto, molto fermo.

Atílio, Rosa e Franco sono tra le persone più importanti che ho conosciuto negli ultimi anni. Ho trovato le loro parole, il posto in cui vivono e la loro storia un ispirazione fenomenale a fare del nostro meglio per migliorare le cose.

Ho solo avuto tempo di fare qualche foto. Alla fine, abbiamo dato un passaggio a Franco per la sua festa di capodanno, ci siamo scambiati i numeri, e siamo ancora oggi in contatto.

Da allora, penso spesso a ritornare, per passare più tempo con loro, cercare di raccontare la loro storia, in fotografia, audio, video e scritto, perchè sono assolutamente convinto che sia una storia importante.

Presto inizierò una campagna di crowdfunding  per questo progetto, quindi chi vuole può seguirmi su twitter @tommasobarsali per aggiornamenti.

tommaso

P.S. Questa storia è anche la mia dimostrazione preferita di come dare (o chiedere) un passaggio sia spesso il modo migliore per viaggiare…

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I’ve just added a new gallery of pictures called SUR, shot in december 2011 in Patagonia.

SUR - 1

 

It’s a project in progress, born from an incredible coincidence.

While driving with my wife in Patagonia, there was this young man, Franco Curiñanco, hitchhiking in the middle of nowhere.

We stopped, asked where he was going : he said he was trying to go to a New Year’s Eve party in Esquel, 40 km from there. We proposed to drive him there since it was also our destination.

Just out of curiosity, I asked if he was living there.

He explained briefly that together with his grandparents they were resisting against Benetton Group for the right to live on their ancestral land: I immediately remembered that I had heard this story on an italian tv program some months before. Benetton Group had bought a vast portion of land in the 90′s, and a group of native indian Mapuche families was fighting to see their right to live there recognized.

I distinctly remembered one man interviewed, who had impressed me for the quiet dignity and force of his words.

Franco was eager to explain, and invited us to stop and meet them. We stopped the car: their house was a few hundred meters from the road.

We went inside, and one can imagine my surprise when I immediately recognized the man I had seen on the italian television, Atilio Curiñanco. It was such a coincidence!

We were warmly welcome by him and his wife Rosa. They offered us mate, and we spoke for more than an hour: after, we felt like we had known each other for a long time.

They told us about Benetton, their battle, the exploitation they had experienced for years when working (for others) in the cities, the injustice they had to outlive as indian mapuche, marginalized and criminalized, and the decision they took one day to come back where they were born, in Patagonia, where they found their traditional land had been sold by the government to the Benetton group, their battle for dignity and recognition they started, their intense beliefs on the sacred relationship of man with nature.

“We don’t want any money from Mr. Benetton, and we’ll go to prison if we have to, but we want our right to live here recognized”. They were not afraid, nor angry: they said these simple words quietly, but very very firmly.

They are among the most important persons I have met in the last years. I found their words, the place they lived in and the whole story inspiring, but I only had time to take a few pictures, as we both had to go. We gave Franco a lift to Esquel for New Year’s Eve and we still are in touch now.

Since then, it’s something I’ve been thinking to finish for quite a long time now: return, spend more time with them, to try to tell their story, which I am absolutely convinced is a very important one.

I’ll soon start a crowdfunding campaign for this, so you can follow me on twitter @tommasobarsali for updates.

The link to the gallery is here

P.S. This story is also my preferred demonstration that giving a lift (or asking for one) is often the best way to meet interesting people while travelling…

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